…SUL PECCATO ORIGINALE(…la “deficienza originaria" dell’essere umano…che compromette la naturale tendenza sua al bene…)…L’UOMO…LA REDENZIONE che presuppone l’ATTO LIBERO e quindi LA SCELTA…“Il Signore delle Mosche” (Golding) e “il Signore degli Anelli”(Tolkien )…LA VANITA’ che ci porta all’ ORGOGLIO…“Nobile è colui che non dai lampi capisce la vanità delle cose!”(Basho)…“non si sazia l’occhio di guardare né mai l’orecchio è sazio di udire” (Qo 1, 8)…i beni materiali, e l’altra “merce” in gioco: IL TEMPO…“ma egli ha messo la nozione dell’eternità [olam] nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine” (Qo 3, 1-2. 9-11)…

Stralci da:

1)
“Un'eredità che segna l'essere: il peccato originale come principio metafisico di deformazione dell'umano” di Daniele Trabucco blog Chiesa e post concilio

2) “Riflessioni sulla dottrina del peccato originale / prima parte “ di Carla D’Agostino Ungaretti blog Ricognizioni

3)“Un lungo viaggio nel cuore di tenebra dell’uomo: “Il Signore delle Mosche” di William Golding” di Luca Fumagalli blog di Radio Spada

4) “[TOLKIENIANA] Frodo, l’Anello e la Via della Croce” di Isacco Tacconi blog di Radio Spada

5) “L’amor proprio (Quarta parte) La guarigione dell’orgoglio” di don Curzio Nitoglia blog Inter multiplices UNA VOX

6) “Le Virtù” con Roberto Marchesini con Roberto Marchesini

7) “La Borraccia” blog Il Cammino dei Tre Sentieri

8)“La terribile redenzione: sbucciando un’ “Arancia meccanica”” di Luca Fumagalli blog di Radio Spada

9) “La necessità dello scandalo” di Don Pierre-Marie Laurençon, FSSPX blog Inter multiplices UNA VOX

10)“Sul libero arbitrio” di Fabrizio Fratus blog di Radio Spada

11)“L’amor proprio (quinta parte). La forza che ci aiuta ad abbattere L’orgoglio: la personalità del Verbo Incarnato” di don Curzio Nitoglia blog Inter multiplices UNA VOX

12)“Gestione del patrimonio e gestione del tempo. L’unica cosa che Dio raziona è il tempo. L’uso del nostro tempo limitato determina la nostra eternità” di John M. Grondelsky il blog di Sabino Paciolla

13) “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?” Di don Ambrogio Cavadei il blog di Sabino Paciolla

14)“20 agosto: san Bernardo di Chiaravalle. Colui che diceva che solo il Cristianesimo aiuta davvero a vivere” blog Il Cammino dei Tre Sentieri

IL PECCATO ORIGINALE(…la “deficienza originaria" dell’essere umano) che compromette la naturale tendenza sua al bene…una frattura ontologica della natura umana… che si trasmette non per volontà, ma PER GENERAZIONE…Il soggetto umano, NEL VENIRE ALL’ESISTENZA, riceve da altri non solo il corpo e la condizione biologica, ma anche LA STRUTTURA STESSA DELL’ESSERE PERSONALE NELLA SUA UNITÀ DI NATURA E SPIRITO…Come in filosofia della natura, si constata nel passaggio di proprietà fisiche o genetiche così nel [peccato originale] si ha un’eredità metafisica…

[…]IL PECCATO ORIGINALE non è, dunque, da intendersi primariamente come un’azione colpevole trasmessa in modo giuridico, quasi si trattasse di una imputazione personale ingiustamente ereditata. Tale lettura, oltre a risultare inaccettabile sul piano del principio di responsabilità personale, sarebbe altresì inadeguata alla profondità del problema. L’idea centrale, invece, è che esso si configuri come una frattura ontologica prodotta nel principio generativo della natura umana, che si trasmette non per volontà, ma PER GENERAZIONE.

Il soggetto umano, NEL VENIRE ALL’ESISTENZA, riceve da altri non solo il corpo e la condizione biologica, ma anche LA STRUTTURA STESSA DELL’ESSERE PERSONALE NELLA SUA UNITÀ DI NATURA E SPIRITO. Se la natura umana è stata alterata in origine nella sua capacità di ORDINARSI SPONTANEAMENTE AL BENE, di conservare l’integrità tra intelletto, volontà e affetti, e di vivere in armonia con l’essere, tale alterazione VIENE TRASMESSA COME CONDIZIONE DELL’ESISTENZA, non come fatto accidentale
[…]

[…]L’uomo non nasce con una natura integra, COME SE L’ESSERE UMANO POTESSE OGNI VOLTA RIPARTIRE DA ZERO: egli nasce già situato in una condizione che è al tempo stesso ontologica e storica, ricevendo in sé una inclinazione disordinata che non dipende da un suo atto, ma dalla TRASMISSIONE DI UN PRINCIPIO FORMALE FERITO. Questo principio di trasmissione può essere inteso ANALOGAMENTE a ciò che, in filosofia della natura, si constata nel PASSAGGIO DI PROPRIETÀ FISICHE O GENETICHE: ciò che viene generato porta in sé le caratteristiche di ciò che lo ha generato. Tuttavia, qui non si tratta di una semplice trasmissione materiale, bensì di UN’EREDITÀ METAFISICA, ossia di una condizione dell’essere che riguarda la totalità dell’uomo come sostanza individuale razionale.

IL PECCATO ORIGINALE si presenta così come una "DEFICIENZA ORIGINARIA" DELL’ESSERE UMANO, una privazione di giustizia e ordine che compromette la naturale tendenza dell’uomo al bene, rendendolo incline alla disintegrazione interiore, alla concupiscenza, all’errore morale[…]

[…]In questo senso, il peccato originale può essere compreso filosoficamente come un evento che modifica l’orizzonte stesso dell’agire umano, INTRODUCENDO UNA DISARMONIA STRUTTURALE TRA L’ESSERE E IL DOVER ESSERE.

L’uomo nasce, perciò, in uno stato di de-formazione, ossia in una distanza tra la forma dell’umanità originaria e la realtà della propria condizione attuale.
La libertà umana, benché conservata nella sua struttura, è fin dall’inizio condizionata da tale inclinazione al disordine, e ogni suo atto si innesta su un terreno già compromesso.Non si tratta di una fatalità, bensì di una condizione di fragilità ontologica che rende l’uomo bisognoso di un principio di reintegrazione, LA GRAZIA, CHE POSSA RESTITUIRE L’ORDINE DELLA NATURA AL SUO FINE[…](da “Un'eredità che segna l'essere: il peccato originale come principio metafisico di deformazione dell'umano” di Daniele Trabucco blog Chiesa e post concilio)
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Questa “deficienza originaria"dell’essere umano che è il PECCATO ORIGINALE nel romanzo “Il Signore delle Mosche” di Golding

[…]In un istante coglie dunque quello che sta accadendo sull’isola: tutti sono colpevoli. Il male, simbolicamente rievocato dal satanico “Signore delle Mosche” di biblica memoria, Belzebù già citato da Huxley in La scimmia e l’essenza, è una tentazione con cui ogni essere umano deve fare i conti. Ora ha la conferma di ciò che aveva già intuito in precedenza, cioè che la bestia non è nella giungla, ma vive in loro. E la stessa testa, in una sorta di visione, gli rivela questa sconvolgente verità[…]

[…]Golding attacca la banalizzazione razionalista di Hobbes – per cui la civiltà può porre una freno agli atteggiamenti più ferini – e, soprattutto, di Rousseau, convinto che l’umanità sia naturalmente buona e che a depravarla sia la società. Le convenzioni sociali, in realtà, sono solo un maldestro espediente per coprire il male dell’uomo, IL PECCATO ORIGINALE[…](da “Un lungo viaggio nel cuore di tenebra dell’uomo: “Il Signore delle Mosche” di William Golding” di Luca Fumagalli blog di Radio Spada)<<[…] quale è l’origine del male che l’uomo vede allignare dentro di sé, ma al quale vorrebbe opporsi? S. Paolo lo esprime lapidariamente in un passo famoso: “Non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto … c’è in me il desiderio del Bene, ma non la capacità di attuarlo … infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Rm 7, 14 ss).

Il problema del Male si presentò anche a S. Agostino: “… ed io mi domandavo ancora donde provenga il male e non trovavo risposta” (Confessioni VII), tanto più (sapeva bene Agostino) che il Libro della Sapienza (1, 13) risponde con chiarezza all’eterno interrogativo umano del perché esista la morte, che per gli uomini rappresenta il vertice del Male e tanto ci spaventa: “Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi”[…]
(da “Riflessioni sulla dottrina del peccato originale / prima parte “ di Carla D’Agostino Ungaretti blog Ricognizioni)>>

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…“il Signore degli Anelli” di Tolkien come allegoria del PECCATO ORIGINALE…il fine buono non giustifica mai i mezzi illeciti cioè cattivi”L’ESSENZA del PECCATO ORIGINALE: L’ORGOGLIO

[…]Dicevamo, perciò, che i buoni sono sì tentati di usare l’Anello ma per fare del bene. Come si vede la dinamica del peccato originale come quella del peccato attuale di ogni uomo è la stessa: FARE AFFIDAMENTO SULLA PROPRIA FORZA DI VOLONTÀ O SULLE PROPRIE BUONE INTENZIONI.

Quando l’uomo pecca decide di fare il male per raggiungere un bene, VUOLE CIOÈ FARSI ARBITRO DEL BENE E DEL MALE, utilizzando il male come via verso il bene.


Nel peccato L’UOMO VUOLE DISPORRE DEL BENE E DEL MALE, VUOLE CIOÈ DIVENTARE COME E PIÙ DI DIO CON LE PROPRIE FORZE. Questa è una costante ciclica nella storia dell’umanità dalla Torre di Babele all’ideologia filantropico-pacifista odierna radicata nel naturalismo antropologico. Ciò che fa difetto però non è che l’uomo desideri divenire come Dio giacché questo è stato il piano di Dio fin da prima della creazione. DIO, INFATTI, HA MESSO NEL CUORE DELL’UOMO IL DESIDERIO DEL BENE INFINITO E DELL’ETERNA FELICITÀ CHE È DIO STESSO, Egli aveva già stabilito di far partecipare gratuitamente Adamo ed Eva della propria natura divina.

I progenitori perciò sarebbero si diventati “come déi” MA PER GRAZIA E NON CON LE LORO FORZE. Ma L’ESSENZA DEL PECCATO È PROPRIO QUESTA, VOLER CIOÈ FARE IL BENE ATTRIBUENDO A SE STESSI LA CAPACITÀ DI FARLO ANZICHÉ A DIO CHE È L’AUTORE DI OGNI BENE E IL BENE STESSO[…](da “[TOLKIENIANA] Frodo, l’Anello e la Via della Croce” di Isacco Tacconi blog di Radio Spada)<<[…]Anche il peccato originale fu un peccato d’orgoglio (S. Th., I-II, q. 84, a. 2), cioè il voler “essere come Dio” (Gen., III, 5) e il conquistare da sé la “scienza del bene e del male” (Gen., III, 6), per poter guidarsi da solo senza essere sottomesso a nessuno e neppure a Dio[…](da “L’amor proprio (Quarta parte) La guarigione dell’orgoglio” di don Curzio Nitoglia blog Inter multiplices UNA VOX)>>

[…]
La tentazione, poi, differisce da persona a persona a seconda dell’indole, delle inclinazioni, delle circostanze e del ruolo ma per tutti essa spinge al male anche se sotto la veste del bene, un bene parziale, apparente, non ordinato al fine e che in definitiva diviene male per colui che lo desidera PERCHÉ LO DISTOGLIE DAL FINE ULTIMO CHE È IL BENE ASSOLUTO[…]Detto in termini moralmente più appropriati il fine buono non giustifica mai i mezzi illeciti cioè cattivi

[si potrebbe applicare questa frase alle tante parole che portano (in teoria) ad un FINE buono, per esempio Amore? Oppure ad altre parole che indicano “il significato di VIRTU(…)” o significati legati al “POLITICAMENTE CORRETTO”? E quindi sia i MEZZI e sia il FINE devono essere GUIDATI dalla VERITA’?]

Nel caso dell’Anello, al pari di un qualsiasi altro oggetto o azione malvagia in sé stessa, la regola sarà: NON È POSSIBILE UTILIZZARE UN MEZZO INTRINSECAMENTE MALVAGIO PER OTTENERE UN QUALSIASI BENE. Questa sarà la lezione che tutti i protagonisti del Signore degli Anelli dovranno imparare loro malgrado e ciò porterà alcuni all’autodistruzione (Gollum, Denethor, Saruman), altri alla frustrazione (Bilbo, Boromir), e tutti all’impotenza di poter utilizzare l’Anello per il bene nonostante le buone intenzioni[…](da “[TOLKIENIANA] Frodo, l’Anello e la Via della Croce” di Isacco Tacconi blog di Radio Spada)<<[…]Nel corso dei secoli si è creata questa visione di PRUDENZA COMPLETAMENTE OPPOSTA a quella di San Tommaso, Aristotele eccetera…

Esempio: se noi diciamo a nostro figlio/nipote SII PRUDENTE cosa intendiamo?

“Non esporti!!!…mi raccomando tieniti buoni sia questi , sia quelli!!!…non prendere posizione in modo deciso!!!…”GIUSTO?[…]


La PRUDENZA è L’ESATTO OPPOSTO. Essa dice che:

Non basta avere come FINE il BENE anche i MEZZI DEVONO ESSERE BUONI(il fine non giustifica i mezzi…l’EROE DI UNA VOLTA non era quello che raggiungeva l’OBIETTIVO con TRUCCHETTI, IMBROGLI, INGANNI, FURBIZIE e VIOLENZE…come in qualsiasi film di adesso…L’EROE CRISTIANO è quello che raggiunge IL BENE con MEZZI BUONI…)[…]

[…]quindi la PRUDENZA non è:“Non esporti!!!…non prendere posizione in modo deciso!!!…eccetera…

” È la virtù della RADICALITA’ DEL BENE[…
](da “Le Virtù” con Roberto Marchesini con Roberto Marchesini)>>

A questo punto diventa più chiaro come l’Anello sia LA RAPPRESENTAZIONE ALLEGORICA DEL “PECCATO” ed è per questa stessa ragione che i buoni non possono utilizzarlo, l’unica possibilità che resta loro è distruggerlo, distruggere cioè il peccato, causa di ogni male sulla terra. Ma per adempiere a questa missione indispensabile alla salvezza della Terra di Mezzo è necessario che qualcuno “porti il peso del peccato” ossia che si faccia “portatore” del male per essenza per distruggerlo una volta per tutte. Colui che lo porterà dovrà essere uno che non ne subirà il malefico influsso tentatore, dovrà riuscire a vincere la tentazione di usarlo che è, come sempre il male, la via più facile. È necessario colui che la Sacra Scrittura definisce “l’innocente di mani e puro di cuore” (Psal 23,4). Serve qualcuno che si offra “liberamente” in sacrificio d’espiazione per tutti, che porti il peso del peccato di tutti senza lasciarsi vincere da esso, in definitiva serve un capro espiatorio: una vittima[…](da “[TOLKIENIANA] Frodo, l’Anello e la Via della Croce” di Isacco Tacconi blog di Radio Spada)

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…LA REDENZIONE come possibilità per riscattare l’ERRORE…SCEGLIERE la REDENZIONE presuppone
l’ATTO LIBERO GIUSTO e VERO…La SCELTA di “perdere”… di aiutare… di fare ciò che è ritenuto irrazionale…contro il proprio interesse e in “barba” a tutte le teorie materialiste…contro la logica di Darwin,H. Spancer e loro amici(…come l’uomo possa donarsi senza chiedere nulla…)…liberandosi dalla schiavitù dell’ Anello(brama di potere, soldi, prestigio eccetera….)

[…]L’idea che Golding ha di peccato originale differisce tuttavia da quella teologica tradizionale perché in esso è esplicitamente contenuta LA NEGAZIONE DELLA POSSIBILITÀ DI REDENZIONE CHE È NATURALE COMPLEMENTO DELL’ERRORE. Nel testo[di Golding] non vi è alcuna traccia di Grazia.(da “Un lungo viaggio nel cuore di tenebra dell’uomo: “Il Signore delle Mosche” di William Golding” di Luca Fumagalli blog di Radio Spada)<<[…]Frodo[ne “Il Signore degli Anelli”] rappresenta l’uomo che deve accompagnare Cristo nella salita al Calvario per realizzare la Redenzione[…]

[…]C’è in questa veritа un qualcosa di “sublime” e di “consolante”. Di “sublime”, perchè spinge l’uomo –come dicevamo prima- a compiere un’impresa, cioè a fondare la sua vita su una dimensione eroica. Di “consolante”, perchè convince l’uomo che la sofferenza non è inutile; anzi che può essere trasformata in “oro” a beneficio di se stessi e di tutti coloro che ne hanno bisogno. Dunque, un mistero grande e affascinante. Anche e soprattutto in questo si manifesta la bellezza del Cristianesimo[…]

[…]in ogni tempo e in ogni luogo: scegliere il Bene e lottare contro il Male, scegliere la Redenzione e lottare contro il peccato. Insomma, seguire Cristo piuttosto che il Mondo…e il suo Oscuro Signore
(da “La Borraccia” blog Il Cammino dei Tre Sentieri)>>

[e
SCEGLIERE la REDENZIONE presuppone l’ATTO LIBERO GIUSTO e VERO…E NON]<< […]La terribile redenzione, esito di una bontà imposta e, di conseguenza, senza alcun valore, si accompagna alla distruzione di ogni possibile umanità e di ogni speranza per un futuro migliore[…](da “La terribile redenzione: sbucciando un’ “Arancia meccanica”” di Luca Fumagalli blog di Radio Spada)
[…]In una delle sue opere (Teologia della storia), il Padre Calmel presenta così la difficoltà: «Una volta divinamente compiuta l’opera della Redenzione, era forse conveniente che il Supremo Amore e la Croce di Cristo facessero durare la storia (dell’umanità) in queste condizioni crudeli e pericolose in cui il peccato è sempre all’opera?».

La dottrina della Fede, dei Padri e dei teologi dà sempre la stessa risposta a questa domanda: se Dio avesse soppresso il male, Egli avrebbe nello stesso tempo tolto la libertà alle sue creature spirituali che così avrebbero potuto essere salvate infallibilmente ma senza dovere scegliere o meritare.

«Ora, è un’opera d’amore da parte del Creatore onorare la libertà che Egli ha creato dandogli la possibilità di determinarsi con l’aiuto della grazia, con tutti i rischi che questo comporta… (permettendo che accada lo scandalo, si tratta da parte di Dio di un amore che VUOLE ESSERE AMATO LIBERAMENTE DALLA SUA CREATURA, COL RISCHIO DI ESSERE DISPREZZATO E TRADITO».[…]
(da “La necessità dello scandalo” di Don Pierre-Marie Laurençon, FSSPX blog Inter multiplices UNA VOX)>>

[…]
Ma l’uomo può scegliere e anche in condizioni dove è nella situazione di forza può scegliere di “perdere”… può scegliere di aiutare… può scegliere di fare ciò che è ritenuto irrazionale… L’UOMO SCEGLIE E SCEGLIE ANCHE CONTRO IL PROPRIO INTERESSE. LO FA IN “BARBA” A TUTTE LE TEORIE MATERIALISTE. Lo fa a prescindere e basta. Il libero arbitrio è la negazione della teoria di Darwin. L’uomo fa scelte, nell’arco della sua vita, che non hanno nulla a che fare con ciò che H. Spancer e i suoi amici hanno voluto farci credere. La solidarietà è contro la logica di Darwin. Il donarsi. Il sacrificarsi in ogni sua forma è l’empirica testimonianza che l’uomo HA UNA COSCIENZA NON COMPRENSIBILE CON INTERPRETAZIONI MECCANICISTICHE DI TIPO MATERIALISTA. La psicologia evoluzionista non ha nessun tipo di risposta soddisfacente che possa spiegare COME L’UOMO POSSA DONARSI SENZA CHIEDERE NULLA. Ritornando al sistema sociale, quindi, noi possiamo capire come mai alcune persone vivano solo per accumulare, MA NON POSSIAMO CAPIRE COME MAI ALCUNI AD UN CERTO PUNTO MOLLANO TUTTO[…](da “Sul libero arbitrio” di Fabrizio Fratus blog di Radio Spada)<<[…]Bisogna notare, infatti, che caratteristica dell’Unico Anello è il suo influsso sulla volontà di coloro che vi entrano in contatto. La forza attraente dell’Anello su tutti coloro che lo guardano è paragonabile alla forza attraente che i beni finiti, ossia il piacere sia intellettuale che sensibile, esercitano sulla volontà dell’uomo; in altre parole l’azione che l’Anello, non a caso chiamato “del potere”, svolge per conto dell’Oscuro Signore è la “tentazione”.

[…] si potrebbe dire che l’Anello diventa il padrone di colui che lo usa schiavizzandolo, allo stesso modo in cui il peccato, liberamente commesso dall’uomo, lo rende schiavo del peccato come dice San Paolo[…]

[…]
Ma perché si chiama l’Anello “del Potere”? a quale potere fa riferimento? Solo alla supremazia dell’Oscuro Signore sui popoli della Terra di Mezzo? Questo non avrebbe alcun senso giacché tutti quanti sono tentati dal potere dell’Anello ma non per sottomettere le nazioni. Anzi, i buoni come Gandalf, Galadriel o Boromir sono attirati dall’Anello ma non manifestamente per compiere il male. Il male sempre si presenta come bene altrimenti non riuscirebbe ad indurre gli uomini a compierlo, solo il Demonio compie il male per il male non provando in esso né piacere né soddisfazione[…
](da “[TOLKIENIANA] Frodo, l’Anello e la Via della Croce” di Isacco Tacconi blog di Radio Spada)

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la guerra da muovere al proprio “io” o all’amor proprio per poter morire a noi stessi…ma ATTENZIONE, PERÒ, AL PERICOLO DEL PANTEISMO!…La vanità ci porta, infine, all’orgoglio

[…]Ecco quindi la guerra da muovere al proprio “io” o all’amor proprio per poter morire a noi stessi, di modo che Cristo viva in noi, di modo da agire secondo le idee e la volontà di Dio, ricevute realmente tramite le virtù infuse e soprannaturali di Fede e di Carità.

In questo modo Dio dovrà diventare per noi un altro “Io” più intimo alla nostra anima del nostro vecchio “io” ferito dal peccato originale. Così realizzeremo la nostra vera personalità. Questo principio lo troviamo divinamente rivelato in san Paolo (Gal., II, 20) «non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me»; «per me vivere è Gesù Cristo e morire è un gran guadagno» (Fil., I, 21).


ATTENZIONE, PERÒ, AL PERICOLO DEL PANTEISMO! Se nell’ordine della conoscenza e dell’amore soprannaturale, il cristiano sostituisce al suo “io” quello di Cristo; tuttavia, nell’ordine dell’essere naturale l’uomo resta sempre un “io” distinto da Dio e infinitamente inferiore a Lui.[…]

[…]
La vanità ci porta, infine, all’orgoglio che ci fa reputare superiori agli altri, a esaltarci, a LODARCI PERLOMENO INTERIORMENTE. Perciò, guardiamo il prossimo dall’alto in basso, lo disprezziamo, lo giudichiamo severamente e lo critichiamo sistematicamente anche senza alcun motivo. Tutto ciò ci riempie di spirito di contraddizione, di volontà d’insegnare a tutti, di comandare, di esprimerci con aggressività e acredine ironica verso gli altri, di non accettare le minime divergenze dalle nostre opinioni e dai nostri gusti.

Insomma, l’orgoglio ci spinge all’auto/deificazione, a far di noi un piccolo “dio”. Perciò, non ammettiamo rivali e temiamo tutto ciò che potrebbe farci ombra; quindi li dobbiamo demolire con critiche, calunnie e scherni.

La radice di questo disordine pernicioso è la perversione della tendenza naturale che ha la creatura di adorare il Creatore. Seguendo il retto ordine della natura e della sopra/natura, l’uomo avrebbe adorato Dio e si sarebbe elevato sino a Lui, TRAMITE LA GRAZIA SANTIFICANTE. Invece, TRAMITE L’ORGOGLIO l’uomo ha totalmente sconvolto e ribaltato quest’ordine, volendo diventare come Dio (Gen., III, 5), senza Dio, CON LE SUE SOLE FORZE NATURALI e perfino contro Dio.

Insomma «l’orgoglioso non ha più bisogno per perdersi sempre più neppure del diavolo, perché egli è diventato un demone da se stesso» (SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, Commento al Vangelo di san Giovanni, XXII, 25)(da “L’amor proprio (quinta parte). La forza che ci aiuta ad abbattere L’orgoglio: la personalità del Verbo Incarnato” di don Curzio Nitoglia blog Inter multiplices UNA VOX)
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La ricchezza, i beni materiali e ’altra “merce” in gioco IL TEMPO…“ma egli ha messo la nozione dell’eternità [olam] nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine” (Qo 3, 1-2. 9-11)…“non si sazia l’occhio di guardare né mai l’orecchio è sazio di udire” (Qo 1, 8)…Cristo dice: vi do un criterio che, se accettato, vi farà vivere nella pace senza che dobbiate scannarvi tra voi, cosa che accadrà inevitabilmente se pensate che l’avere (ma può essere il potere o il godere, cfr. 1 Gv 2, 15-17) sia ciò che vi assicura un’eterna soddisfazione….

[…]A prima vista, le letture di questa domenica sembrano concentrarsi sulla ricchezza e sui beni materiali nel contesto del memento mori. Il contadino benedetto da un raccolto abbondante raccoglie il grano nei suoi granai appena costruiti e ampliati, convinto di essersi assicurato la sicurezza a lungo termine. Ma la sua “sicurezza”, cioè la sua vita, non va oltre la notte che sta per arrivare. Il famoso ritornello di Qohelet, “vanità delle vanità”, corona la parabola, ricordando agli ascoltatori il paradosso che un uomo semina diligentemente mentre un altro, senza fatica né sforzo, ne raccoglie i frutti.

Possiamo tradurre questo concetto ai giorni nostri: il pensionato, che ha risparmiato diligentemente per tutta la vita, ha un solido piano pensionistico 401(k) e una comoda pensione mensile, che forse ha deciso di posticipare fino al raggiungimento dei 70 anni per ottenere un aumento del 25%, muore improvvisamente, lasciando il suo 401(k) a qualcun altro e la sua pensione al nostro unico parente non deducibile e non dissociabile: lo Zio Sam.

Ho sempre ammirato il modo in cui i beni sono presentati nella commedia morale inglese del tardo Medioevo, “Everyman” (vedi qui). Everyman è sull’orlo della morte, sul bordo della tomba, alla ricerca di qualcuno che lo ‘accompagni’. Tra coloro che invoca ci sono i “beni”, che rifiutano per due motivi. Uno, i beni sono semplicemente troppo pesanti da spostare, non essendo mai stati alleggeriti da donazioni in beneficenza. (Avendo appena completato un trasloco, il “pesante” è nella mia mente). Secondo, i beni sono qualcosa di simile a un’amante: seducono ma non sono fedeli. Il loro possesso momentaneo non è che un diversivo fino all’arrivo di una nuova vittima. (Abbiamo perso qualcosa quando il canone delle discipline umanistiche ha smesso di richiedere alle persone colte di leggere “Everyman”)

Ma mentre le letture della domenica a prima vista potrebbero concentrarsi sui beni, un frate carmelitano che ho ascoltato questo fine settimana ha sottolineato l’altra “merce” in gioco nelle letture: il tempo.

Fenelon una volta osservò che l’unica cosa con cui Dio non è generoso, l’unica cosa che raziona, è il tempo. Eppure il tempo, nella sua durata limitata e fissa, è ciò che crea (o distrugge) l’eternità illimitata.

Il ricco agricoltore faceva i conti con il suo grano, ma non con i suoi giorni, nemmeno con le sue ore[…]


[…]La natura transitoria della vita umana è sottolineata nelle altre letture. L’Ecclesiaste descrive la sorte dell’uomo che è così consumato dalla preoccupazione per i beni terreni da non trovare pace: i suoi «giorni sono dolore e afflizione», le sue notti sono inquiete. (Quest’uomo avrebbe potuto trarre beneficio dalla lettura del magistrale poema di Charles Peguy «Il sonno», qui)[…](da “Gestione del patrimonio e gestione del tempo. L’unica cosa che Dio raziona è il tempo. L’uso del nostro tempo limitato determina la nostra eternità” di John M. Grondelsky il blog di Sabino Paciolla)<<[…]“ma egli ha messo la nozione dell’eternità [olam] nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine” (Qo 3, 1-2. 9-11).

Dio ha dunque messo nel cuore dell’uomo l’intuizione che può esistere da qualche parte una particolare realtà di tempo, un tempo più tempo, un tempo che potrebbe rendere significativo ogni altro tempo perché non sottoposto alla transitorietà del tempo: l’intuizione di una pienezza di tempo che potrebbe conferire significato al tempo senza però che gli uomini giungano a possedere questa dimensione così singolare che potrebbe collegare il principio e la fine della storia, e solo possedendo la quale essi potrebbero scorgere la direzione secondo cui ogni frammento di tempo è indirizzato o no al suo destino, se cioè questa particella di tempo si presenta come favorevole o no, soddisfacente o no[…](da “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?” Di don Ambrogio Cavadei il blog di Sabino Paciolla)

[…]Un poeta giapponese del XVII secolo, Basho (1644-1694), ha scritto un verso straordinariamente vero: “Nobile è colui che non dai lampi capisce la vanitа delle cose!” Cosa vuol dire? Che la vera posizione umana è sottomettere tutto ad una sola cosa che davvero non sia vana. Spesso l’uomo si accorge solo delle vanitа delle cose sfuggenti, dei “lampi” direbbe Basho. No: tutto à vanitа e non solo le cose sfuggenti. E’ vanitа anche la cosa più significativa e duratura. Il Quoelet lo dice: “Tutto è vanitа” (12,8). Solo una realtа (solo una!) non è vana: Dio. San Pio da Pietrelcina amava dire: “Chi ha Dio ha tutto!” […]

[…]Vano vuol dire “vuoto”, non vuol dire “nulla”. Dunque, essere consapevoli che conta solo Dio non vuol dire che al di fuori di Lui non vi sia nulla, quanto convincersi che solo Dio può dare senso e significato a tutto ciò che esiste, che solo Lui può “riempire” ogni cosa[…]
(da “20 agosto: san Bernardo di Chiaravalle. Colui che diceva che solo il Cristianesimo aiuta davvero a vivere” blog Il Cammino dei Tre Sentieri)>>

[…]E così, proprio per questo, la ricerca del Qoèlet è fallita. Egli vede allora che la bellezza del reale sfuma via, scorge la vita che si smarrisce, sperimenta che non c’è più gusto, tutto è uguale a tutto: “non si sazia l’occhio di guardare né mai l’orecchio è sazio di udire” (Qo 1, 8). Non si arriva mai a capo di nulla così che niente in fondo sembra valere la pena di essere vissuto, salvo l’attimo fugace del godimento che di volta in volta la vita mette a disposizione. Vivere la vita sembra non portare alcun profitto.

Certo, Dio per il Qoèlet c’è, ma è solo un Dio che sta sullo sfondo, devotamente riconosciuto – un ateismo ai tempi del Qoèlet era inimmaginabile – ma è un Dio che non incide nella realtà, che sembra non più coinvolto con la storia presente. C’è, ma non c’entra con me. Sembra quindi che non si possa dialogare con lui, come invece avviene a vario titolo nella storia precedente del popolo d’Israele, come accade nei Salmi e nei Profeti e – magari in modo furibondo ma vero – in Giobbe. Si è perso qualcosa di fondamentale, si è persa la “tradizione” di un’esperienza viva di fede. Quando questo accade si apre la porta per un ateismo prima anche solo rozzamente praticato, poi anche finemente teorizzato, per arrivare sempre più (come nell’epoca moderna) ad un puro umanesimo divinizzante l’uomo o al nichilismo (CHE È PARADOSSALMENTE L’ALTRA FACCIA DELLA STESSA MEDAGLIA) e, ultimamente oggi, al transumanesimo in cui queste due facce si esasperano nella loro apparente e contrapposta natura conducendo la storia ad un ultimo dissolvimento. Più infatti l’uomo cerca di farsi dio, più egli distrugge con ogni tipo di violenza se stesso e chi cammina con lui, acconsentendo al gioco perverso e diabolico dell’antico serpente che alle origini suggerì ai nostri progenitori il modo menzognero di diventare come Dio (cfr. Gn 3, 5). Si consuma così un’ultima corruzione dell’insopprimibile dinamica DELL’OLAM POSTO DA DIO NEL CUORE DELL’UOMO, un input, un senso religioso, fatto per mantenerlo invece aperto AD UNA POSSIBILE RISPOSTA DELLA SUA ESISTENZIALE INQUIETUDINE[…]

[…]Ecco perché Paolo non dice che tutto è vanità, ma dice anzi che questa tentazione è vinta perché noi e il tutto siamo “nascosti con Cristo in Dio”, la carne della nostra vita è inabissata nel Mistero perché il Mistero si è sprofondato nella nostra carne. Allora cercare ogni volta “le cose di lassù” è cercare ogni volta la verità delle cose di quaggiù, lasciando perdere “quelle della terra” che sono le stesse cose ma valutate con un criterio inadeguato, UN CRITERIO CHE CONDUCE INEVITABILMENTE ALLA LORO IDOLATRIA, all’ipertrofia della realtà che, a forza di gonfiarsi come la rana vanitosa di Esopo, finisce per scoppiare e vanificarsi. Infatti gli idoli, dice un salmo, sono vani, perché non mantengono le loro promesse (cfr. Sal 114, 4-7): “Mi resero geloso con ciò che non è Dio, mi irritarono con i loro idoli vani” (De 32, 21), “Forse fra i vani idoli delle nazioni c’è chi fa piovere?” (Ger 14, 22)[…]

[…]Il vangelo di oggi è un’esemplificazione bellissima di questo. Ai due che lo interrogano sull’eredità Cristo non dice: che vanità i vostri soldi! Dice: guardate, se voi mi chiedete un parere secondo la sapienza riduttiva che potrebbe avere un semplice giudice di pace, io non ci sto. Vi do invece un giudizio in forza del quale potete arrivare a spartire e ad usare i vostri soldi in modo tale che contribuiscano a conseguire il vostro destino e a costruire l’opera di Dio nel mondo, perché i vostri soldi sono in funzione di qualcosa di più grande, hanno senso solo se diventano possibilità di arricchirsi “presso Dio”. È questa la positiva vanità cristiana che scaturisce da una pienezza di senso donata. Cristo dice: vi do un criterio che, se accettato, vi farà vivere nella pace senza che dobbiate scannarvi tra voi, cosa che accadrà inevitabilmente se pensate che l’avere (ma può essere il potere o il godere, cfr. 1 Gv 2, 15-17) sia ciò che vi assicura un’eterna soddisfazione.

Se tutti accettassero questo criterio ci sarebbe una ben altra economia, una ben altra cultura e gestione della convivenza umana, perché il giudizio di Cristo cambia davvero la mente e l’azione dell’uomo che costruisce la sua civiltà[…](da “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?” Di don Ambrogio Cavadei il blog di Sabino Paciolla)
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